20° Passo



Depressione Postpartum? Il silenzio è il vero nemico...


Rispondono per “Ama Nutri Cresci” e la Fondazione Giorgio Pardi
Melissa Pozzo, Psicologa Ospedale Luigi Sacco
Irene Cetin, Professoressa e Primario Ostetricia e Ginecologia Ospedale Luigi Sacco 


La gravidanza e il puerperio sono periodi cruciali non soltanto sul piano biologico, ma anche sul piano psicologico. Da un lato la donna subisce mutamenti fisiologici che la preparano al parto, alla nascita e al successivo accudimento del neonato. Dall’altro si trova a dover elaborare e integrare i propri ruoli sociali e familiari a livello psicologico, in relazione alle proprie credenze, alla rete sociale di appartenenza e agli eventi di vita.
La letteratura ha mostrato che questo processo non è sempre virtuoso. La donna può sviluppare problematiche di carattere ansioso-depressivo, tra cui la Depressione Postpartum.

Cos'è la depressione postpartum (PPD)? 
Si tratta di un disturbo depressivo non psicotico che inizia o si estende nel periodo postpartum (fino a circa un anno dalla nascita del bambino), di lieve o moderata gravità, caratterizzato da sintomi simili a quelli di un quadro depressivo che si manifesta in altri periodi di vita. In particolare i sintomi rilevati sono: umore depresso, pianto incontrollato, ansia e/o attacchi di panico, senso di colpa e auto biasimo, preoccupazione eccessive per la propria salute e quella del bambino, pensieri suicidari, perdita di interesse in varie attività, pensieri di voler far male al bambino, instabilità emotiva, senso di disperazione e inadeguatezza, disturbi dell'appetito (alimentazione irregolare), ridotta capacità di concentrazione o di prendere decisioni, disturbi del sonno (difficoltà a dormire anche quando il bambino dorme).
La PPD è il problema medico più comune che le neo mamme devono affrontare, colpisce il 10-15% delle donne al primo figlio e ha il suo culmine a 10-14 settimane dal parto dove più frequentemente viene diagnosticata. Spesso non viene riconosciuta e questo ha un effetto deleterio per l’intera famiglia e sulla cura del bambino: disturbi precoci della relazione madre-bambino, problemi medici e psico-sociali, problematiche relative allo sviluppo cognitivo, emotivo e comportamentale del bambino. Al contrario, se prontamente trattata attraverso una breve serie di colloqui con uno psicologo ed eventualmente con farmaci antidepressivi, la PPD ha una remissione dopo circa sei mesi dal suo esordio. 

Quando devo iniziare a preoccuparmi? 
I primi segnali sono le preoccupazioni ossessive per la salute del neonato, l'esclusione del partner dalla relazione con il bambino, un evidente e persistente affaticamento legato al parto, la continua autocritica e la mancanza di fiducia in se stesse, i sentimenti di angoscia, impotenza e di fallimento.
Talvolta il senso di responsabilità o di inadeguatezza fanno sviluppare anche nei neo-padri una sorta di preoccupazione che in alcuni casi può sfociare in sintomi depressivi.

Quali sono le cause ed i fattori di rischio? 
La ricerca scientifica relativa alla depressione post-partum (DPP), seppur cospicua, presenta infatti ancora una serie di ambiti trascurati. Ci sono cause biologiche e cause non biologiche. Nonostante forti evidenze empiriche, risulta ancora inesplorata la valutazione dei possibili collegamenti tra la parte psicologica e l’alimentazione (causa biologica).
Cause e Fattori di rischio biologici 
Si suppone che la nutrizione e carenze di specifici micronutrienti abbiano un peso rilevante nel determinare l’insorgere di depressione post-partum. Si sta studiando e verificando ad esempio la depressione postpartum in relazione alla carenza della vitamina D e degli omega 3 e del DHA (che come abbiamo visto nel 13° PASSO) componente essenziale del cervello e delle guaine di rivestimento e protezione del sistema nervoso). Per questo è sempre consigliabile una vita all’aria aperta e la luce solare – per la vitamina D – ed una dieta ricca di pesce: studi epidemiologici hanno mostrato come le popolazioni caratterizzate da questo stile di vita abbiano una minore insorgenza della depressione post-partum. In generale, poi l’esercizio fisico ed un corretto stile di vita sono invece fattori protettivi.
Cause e Fattori di rischio non biologici
Gli eventi di vita stressanti o negativi recenti nel corso della gravidanza, le difficoltà nel rapporto di coppia, una cattiva qualità della relazione con il partner e/o con le famiglie d’origine, uno scarso sostegno emotivo e sociale (reale o percepito), un'esperienza soggettiva negativa della gravidanza e/o del parto, una precedente sintomatologia psichiatrica, possono essere i maggiori fattori predisponenti lo sviluppo della PPD.
Accade che le neo-mamme si sentano in difficoltà nei primi mesi di vita del bambino. Si trovano ‘spiazzate’ di fronte ad una realtà immaginata diversa e si scoprono impreparate ad affrontare questo cambiamento.
Le donne sono felici di essere diventate madri, ma devono fare i conti con le privazioni che la maternità richiede loro: di autonomia, di tempo, relative all'aspetto, alla femminilità, alla sessualità e alla propria identità di professioniste. Ritengono di non aver diritto di sentirsi anche infelici, in un momento che dovrebbe essere caratterizzato, secondo il senso comune, solo da grande felicità e senso di realizzazione. Si sentono “cattive madri”. Perché una donna possa prendersi cura del bambino, è necessario che senta che qualcuno si prenda cura di lei: durante il corso di accompagnamento alla nascita, per esempio, ci si sofferma sugli aspetti inerenti al parto, alla gravidanza, ai bisogni fisiologici ed emotivi del bambino e della mamma, alla relazione di coppia e con le famiglie d'origine. Toccare questi temi in uno spazio dedicato e protetto può aiutare le donne a sentirsi meno sole e più pronte ad affrontare i cambiamenti che la nascita del bambino porta con sé.
Nonostante sia un problema drammatico e frequente, si sa davvero poco su quali siano le eventuali condizioni biologiche e psicologiche associate. 

A chi posso rivolgermi?
Le figure professionali di riferimento sono: il proprio medico ginecologo, l'ostetrica, lo psicologo/ psicoterapeuta, il medico pediatra e il proprio medico di base.